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LUGLIO 2013 - RIPRESA DEI LAVORI SUL VILLAGGIO VILLANOVIANO DEL “GRAN CARO” - BANDO N° 01CR2013
Autore Shark
Martedi - Giugno 18, 2013 17:10
LUGLIO 2013 - RIPRESA DEI LAVORI SUL VILLAGGIO VILLANOVIANO DEL “GRAN CARO”  - BANDO N° 01CR2013
BANDO N° 01CR2013
Anche quest'anno l'esperienza si rinnova, dal 20 luglio al 4 agosto riprenderanno i lavori nell'area archeologica sommersa del “Gran Carro”.
Dopo la positiva esperienza del 2012 il Centro Ricerche della Scuola Sub del Lago di Bolsena, in pieno accordo e in completa collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, danno inizio alla seconda campagna di studio sul villaggio villanoviano del “Gran Carro” nel Comune di Bolsena.
Il Centro Ricerche offre l’opportunità di partecipare a questa campagna di archeologia subacquea.
Considerata l’elevata importanza del luogo e dell’intervento la partecipazione, a carattere di volontariato, sarà subordinata all’invio di un’apposita richiesta che dovrà essere approvata dal comitato del Centro Ricerche della S.S.B..
In aggiunta alla richiesta il richiedente dovrà inviare il proprio curriculum vitae, copia di un documento di riconoscimento e certificato medico sportivo per attività non agonistica in corso di validità, qualora sia posseduta copia assicurazione.
Gli studenti avranno preferenza su tutti.
La domanda debitamente compilata e la documentazione richiesta devono essere inviate per Email al seguente indirizzo: egidioseveri@gmail.com entro e non oltre il 10 luglio.
 
Download domanda di partecipazione   zip file 

L’esperienza del 2012
Lavori Gran Carro
Nel 2012, dal’8 al 22 luglio, il Centro Ricerche della Scuola Sub del Lago di Bolsena, in accordo e completa collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, ha iniziato una prima campagna di studio sul villaggio.
Due gli obiettivi principali prefissati e concordati con la Soprintendenza: il primo era quello di controllare lo stato di conservazione del sito e dei relativi manufatti, tenendo conto che in questi anni l’insediamento è stato purtroppo oggetto di attenzione anche da parte di clandestini. Il secondo è stato il rilievo topografico, partendo dalla cartografia che la Soprintendenza e il Centro Ricerche della nostra Associazione avevano messo a punto nei primi anni ’80 con il censimento ed il posizionamento di decine di pali che sporgono dal fondale del lago.
I lavori sono partiti con l’individuazione e la pulizia di una porzione dell’area del villaggio per poi proseguire con il posizionamento di una maglia di riferimento, l’esecuzione di un foto mosaico, la sistemazione dei cartellini della numerazione originale mancante, perché con il tempo persi o strappati, sui pali affioranti dal fondale e il relativo posizionamento di questi ultimi per mezzo di stazione topografica GPS.
Tutti i dati così ricavati sono stati inseriti in una piattaforma GIS che ci permette l'acquisizione, la registrazione, l'analisi, la visualizzazione e la restituzione di informazioni derivanti da dati geografici (geo-riferiti).
 
Il villaggio villanoviano del “Gran Carro”
 villaggio villanoviano del gran carroUna delle più importanti scoperte nei fondali del lago di Bolsena è l’insediamento Villanoviano del Gran Carro, individuato il 12 agosto del 1959 dall’ingegner Alessandro Fioravanti. La località deriva il suo nome da “grancaro” cioè luogo dove si trovano i granchi e non dalla presenza di un antico tracciato stradale sommerso come pensò inizialmente lo stesso ingegnere. 
A metà della costa orientale, a circa 60 metri dalla riva in un ampio golfo circondato dai primi rilievi dei monti Volsini, ad una profondità media di circa 3 m, si incontra un tumulo ellittico di pietre noto come “Aiola”. I resti dell’abitato si trovano immediatamente a meridione dell’“Aiola”, ad una profondità di circa 5 m. In tutta l’area, vennero ritrovati numerosi materiali e rilevata la presenza di centinaia di pali infissi nel fondale. Dal rilevamento dei pali all’interno di un’area campione si è potuto osservare come questi si disponessero lungo allineamenti paralleli, con orientamento NE-SO, indicando abitazioni a pianta quadrangolare, disposte secondo schemi lineari. All’interno degli allineamenti si possono osservare spazi vuoti senza nessun palo, di forma rettangolare con dimensioni medie di 3-4 metri per 5-6 metri, che potrebbero corrispondere con l’interno delle capanne. Le lunghe ricognizioni subacquee eseguite negli anni 1970 - 1980, hanno permesso anche di rilevare numerosi elementi lignei strutturali con fori quadrati o, addirittura, con incastri a coda di rondine. Saggi di scavo e recuperi hanno permesso di chiarire la storia edilizia dell’abitato che si può riferire a cinque tappe insediative: tre in asciutto e le ultime due condizionate dall’avanzamento delle acque del lago.
Il Gran Carro costituisce una delle prime attestazioni della civiltà villanoviana ed è databile al 700-800 a. C, ossia alla fine dell’età del Ferro anche se non è da escludere che il villaggio villanoviano sia stato preceduto da uno più antico, dell’età del Bronzo. Verso la fine del IX secolo a.C. o l’inizio del secolo successivo, l’abitato venne abbandonato.
il recupero di un vaso
I reperti direttamente connessi alla tipologia abitativa del giacimento sono costituiti da ziri per contenere derrate alimentari, fornelli con corpo tronco-conico, olle con corpo tronco-ovoidale o cilindrico, vasi biconici tipici della cultura villanoviana, usati sia per contenere liquidi che per urne cinerarie. La ceramica da mensa è rappresentata dalle brocche globulari.
La produzione ceramica era effettuata nell’insediamento stesso come provano numerosi scarti di fornace e vasi deformati o frantumati dalla cottura. Dell’attività agricola sono testimonianza le macine di pietra lavica, mentre pesi fittili di forma discoidale ed ami di bronzo attestano la pesca. Dell’allevamento del bestiame sono attestazione i colatoi forati usati per la bollitura del latte mentre le fuseruole, i rocchetti e i pesi da telaio corrispondono all’attività di filatura della lana. La lavorazione del legno, effettuata per mezzo di strumenti da taglio in bronzo, come asce, scalpelli, sgorbie, era l’attività certamente più diffusa. Il rinvenimento di una valva di fusione in pietra attesta che il bronzo, rinvenuto sotto forma di lingotti, veniva poi fuso sul posto per produrre i manufatti.
 
 
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